Rassegna stampa

 

17/10/2006

IL GIORNO

LANZETTA: "VADO AVANTI". IN PROGRAMMA ALTRI TRAPIANTI, MA NON A MONZA


Far diventare routine il miracolo. C'era da aspettarselo da Marco Lanzetta, microchirurgo che tutto il mondo ci invidia, primo italiano a effettuare un trapianto di mano: a Lione nel 1998 e, a Monza, nel 2000. La missione di Marco Lanzetta è qualcosa che soltanto sei anni fa sembrava, per molti, impossibile: «Puntiamo a far diventare una possibilità clinica normale il trapianto di arti superiori da cadavere. Trapianto che, invece, oggi, è ammesso solo come intervento sperimentale». Una sperimentazione che il Ministero della Sanità aveva autorizzato nel 1999: cinque trapianti di mano per agevolare la ricerca scientifica, valutare la risposta dei pazienti al nuovo arto e ai farmaci, e la toro tenuta psicologica. Dal 2002, tuttavia, è tutto fermo. Difficile trovare il candidato adatto, l'arto compatibile e fare i conti con una Sanità non disposta a sostenere i costi di questi trapianti, dato che un intervento del genere deve muovere un centinaio di persone fra chirurghi, anestesisti, infermieri e assistenti di sala operatoria, trasfusionisti, fisioterapisti, psicologi. «Adesso sul fronte dei trapianti di mano siamo fermi, ma l'attenzione è rivolta ad altro -mette i puntini Lanzetta-. Ora siamo nella fase dello studio». Sotto esame sono i tre trapiantati in Italia: «il recupero della funzionalità dell'arto sta andando bene, ogni mese vengono per un giorno qui a Monza tutti e tre i pazienti, ma i controlli più frequenti li effettuano dai rispettivi medici di famiglia e negli ospedali vicino a casa». Lanzetta è soddisfatto. Anche della rivincila che, oggi, si sta prendendo nei confronti di chi, in passato, non gli ha risparmiato critiche e accuse di abusare della scienza. E intanto si va avanti. «Ogni anno che passa è un anno guadagnato, impariamo sempre qualcosa di nuovo e miglioriamo tecniche e terapie -giustifica l'attesa Lanzetta-. Terminato lo stu¬dio, riprenderemo a fare trapianti. Dove? Ancora non lo so, ma molto probabilmente non a Monza». Niente di personale con l'ospedale San Gerardo, ma un superchirurgo come Lanzetta non può fare i conti con un «non reparto». A luglio Lanzetta ha fatto le valigie lasciando l'ambulatorio al terzo piano del Nuovo San Gerardo. Niente fuga di cervelli. A Monza, dal suo studio all'ombra del Tribunale, Lanzetta continua a dirigere l'Istituto Italiano di Chirurgia della Mano e a guidare il G.I.C.A.M. Onlus, l'associazione di chirurghi che effettua interventi in Paesi in via di sviluppo o in caso di catastrofi naturali o guerre. Poi ci sono le maratone in sala operatoria, in due cliniche private a Milano e a Roma, e la presidenza del Registro mondiale per i trapianti di tessuti composti. «Come Registro attualmente abbiamo già un'ottantina di casi, quaranta mani e quaranta classificati come altro, ovvero faccia, ginocchio, laringe, utero, parete addominale, arti inferiori», analizza Marco Lanzetta. E annuncia: «Entro un anno individueremo in Europa un centro di eccellenza, fra gli attuali 16 che eseguono trapianti di tessuti composti, per questo tipo di interventi, compresi i trapianti di pene». Centro che, «quasi sicuramente non sarà in Italia». «Il nostro obiettivo è di non ripetere l'errore che è stato fatto il mese scorso in Cina per il primo trapianto di pene -chiarisce subito Marco Lanzetta-. L'intervento è stato condotto senza un adeguato supporto psicologico al paziente. Se a poche settimane dall'intervento il paziente, e pure la moglie, chiedono di tornare indietro, vuol dire che l'aspetto psicologico non è stato tenuto affatto in considerazione». Il nodo centrale resta uno e uno solo: «Trovare pazienti ideali, in grado di capire quello che stanno per fare». Comunque si va avanti, «e vogliamo farlo nel modo più serio possibile. Non vogliamo bruciarci. L'esempio della Cina è assolutamente da dimenticare». Il prossimo traguardo è il trapianto di faccia, già effettuato su una donna, in Francia: «Ci sono già dei candidati anche in Italia, persone che non hanno al

DOVE SIAMO

Telefono: +39 039 23 24 219
E-Mail: info@iicm.it
Indirizzo: Vicolo Scuole 5 - Monza - IT

COME PRENOTARE

La prenotazione può essere effettuata:
  • di persona presso la nostra sede a Monza, vicolo Scuole 5, dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 18,00
  • telefonando al n. 039 23 24 219
La segreteria fornirà le informazioni circa le formalità di accettazione, i documenti da presentare e come raggiungerci. Per disdire la prenotazione telefonare al n. 039 23 24 219 o inviare un fax al n. 039 23 15 228 o una e-mail all'indirizzo info@iicm.it