Rassegna stampa

 

16/03/2005

AVVENIRE


Ha già parlato con i suoi genitori e con il medico che l'ha operata. Ma, mentre vola in Cina, pensa anche a Unabomber. Marco Lanzetta, il "mago" dei trapianti di mano, si è fatto un'idea precisa del personaggio che ferisce e terrorizza il Nord-Est. La butta lì, mentre è sulla strada per una riunione, e poi di corsa all'aeroporto: "Unabomber, probabilmente, è una persona che ha subito nel corso dell'infanzia un danno alla mano; o piuttosto l'ha visto in persone care". un trauna cioè che l'attentatore sconosciuto provoca alle sue vittime, ripetendo in serie un dolore antico.

Lanzetta vive e lavora all'Ospedale S.Gerardo di Monza, dove dirige il Centro di Chirurgia della Mano, microchirurgia ricostruttiva e trapianto di arti. Nel 1998 ha fatto parte dell'équipe che a Lione, in Francia, effettuò il primo trapianto di mano al mondo. Pochi anni dopo, nel 2000, a Monza ha effettuato il primo trapianto in Italia e oggi, a 43 anni, opera e fa ricerca in America, Australia e Cina. E si prepara a varcare una nuova frontiera, quella della chirurgia dei bambini, che si affronta attraverso un impegnativo percorso psicologico.

Lo stesso che il mese prossimo potrebbe compiere Greta, la bambina a cui domenica scorsa è scoppiato tra le mani, ferndola gravemente, un lumino, nel Duomo di Motta di Livenza.

Prima di lei, l'anno scorso, Lanzetta ha curato Francesca, anche lei colpita alla mano, anche lei in un giorno di festa (il 25 Aprile del 2003), sul greto del fiume Piave vicino a Treviso. Il lavoro con Francesca è stato lungo, ci racconta. E si capisce che sperava di non doverlo più ripetere; ma qualche giorno fa, in lacrime, lo hanno contattato i genitori di Greta. "Tra un mese", ci spiega, "sarà possibile valutare i risultati della prima operazione". Il primo intervento è riuscito; diversamente da Francesca, Greta non rischia l'amputazione delle dita, ma "in questi casi - spiega il chirurgo - l'aspetto psicologico è quello più importante. Quando venne da me, a parte la menomazione fisica, Francesca era rigida, distaccata, rifiutava qualsiasi contatto". Oggi, grazie alla protesi installata alla mano, Francesca sta bene. O almeno, come ammette, "Oggi Francesca è finalmente invisibile; ovvero, nessuno la riconosce come vittima di Unabomber. E' ovvio però che la mano non può usarla ...". A Greta è toccata una sorte migliore. "Subito dopo l'incidente - chiarisce - mi hanno contattato i genitori della piccola: erano, ovviamente, traumatizzati, preoccupati sulla possibilità che la figlia riacquistasse pienamente l'utilizzo della mano. Dopo il primo intervento chirurgico, ho contattato anche il chirurgo Ruggero Mele che l'ha operata: fortunatamente la sopravvivenza delle dita è assicurata". Non ci sono rischi, dunque, "anche se è necessario attendere tre o quattro settimane, quando sarà possibile valutare l'eventualità di un ulteriore intervento. Che, comunque, sarà di chirurgia plastico-estetica". Il pensiero di Lanzetta corre a Francesca: "Probabilmente in questi giorni avrà rivissuto un dramma che sperava finito, superato". E che invece continua a materializzarsi: si spera, ancora per poco.

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