Rassegna stampa

 

02/10/2006

LA PROVINCIA

CHIRURGIA A PORTATA DI MANO


Incisione e breve ricovero per la sindrome del tunnel carpale, favorita dall’uso del mouse.
Il Professor Lanzetta, pioniere nel ’98 dei trapianti d’arto, ne parla a “La Provincia”

All’aumento delle patologie della mano, la chirurgia risponde con tecniche sempre più raffinate e mininvasive. Un’alternativa alla metodica classica che prevede l’intervento a “cielo aperto” è costituita dalla chirurgia endoscopica.

Grazie all’utilizzo di strumenti molto sofisticati, è in grado di inserire attraverso un unico tubicino e, di conseguenza, attraverso un’unica incisione di ridotte dimensioni, piccoli strumenti chirurgici sia esplorativi, come la micro-telecamera, sia da taglio, azionabili con semplici gesti anche negli spazi ristretti della mano.

La minore invasività garantisce una convalescenza ridotta e un veloce recupero delle normali attività, ma i risultati sono del tutto identici a quelli ottenibili con l’approccio classico che, in casi specifici, rappresenta ancora la prima scelta chirurgica.

“L’applicazione della chirurgia endoscopica generale a quella specifica della mano risale agli anni Novanta. Ha trovato grande sviluppo negli Stati Uniti dove sono stati compiuti studi sempre più approfonditi e applicazioni tecnologicamente avanzate, ma oggi, è una consolidata realtà anche italiana. Le incisioni molto ridotte e la veloce ripresa post-operatoria la rendono ideale per pazienti che abbiano la necessità di ritornare al più presto alle attività quotidiane e lavorative, anche se è importante sottolineare che il risultato finale, rispetto al normale intervento chirurgico, non cambia”, spiega a La Provincia Marco Lanzetta chirurgo, direttore dell’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza e docente di Ortopedia e Microchirurgia presso l’università di Camberra, Australia.

Una delle malattie della mano più diffuse è la “sindrome del tunnel carpale” che colpisce soprattutto donne soggette a modificazioni ormonali dovute, per esempio, alla gravidanza o alla menopausa, a volte aggravato dall’utilizzo intensivo della testiera del computer e del mouse.

“È una patologia infiammatoria del nervo mediano che attraversa un canale molto ristretto, dall’avambraccio al palmo della mano. Quando il canale si restringe oppure quando i nervi e i tendini, infiammati e gonfi, premono sulle pareti del tunnel, si manifestano dolore al polso e formicolio notturno alle prime tre dita della mano – continua Lanzetta -. Se la sintomatologia viene trascurata può portare alla mancanza di sensibilità e all’impossibilità di avvicinare il pollice alle altre dita della mano, dovuta alla paralisi di piccoli muscoli interni. Dopo una opportuna valutazione clinica supportata da un’elettromiografia, nel caso non siano risolutivi la via farmacologia a base di infiltrazioni topiche di cortisone e l’utilizzo di un tutore notturno, si procede alla via chirurgica. L’intervento dura pochi minuti e consiste nell’apertura del tunnel carpale in modo da eliminare la compressione nervosa e tendinea, finalizzata alla totale eliminazione del disturbo e al recupero della normale mobilità della mano”.

La patologia è approcciabile con la chirurgia endoscopica che, attraverso minuscole apparecchiature a fibre ottiche, penetra attraverso le anguste articolazioni della mano e offre una visione tale da permettere al chirurgo l’apertura del tunnel senza coinvolgere i tessuti esterni del palmo della mano, con una cicatrice minima, mimetizzata tra le pieghe naturali del polso.

Questa tecnica assicura un veloce recupero, ma comporta anche costi elevati a causa dell’utilizzo monouso di tutta la strumentazione chirurgica. La tecnica classica, invece, prevede un taglio nella parte centrale del palmo della mano con una conseguente protratta convalescenza, ma permette una diretta e più ampia esplorazione di tutte le strutture sulle quali è necessario intervenire.

“Una ulteriore alternativa

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