Rassegna stampa

 

31/08/2006

IL SOLE 24 ORE

IL RICHIAMO DEGLI ANTIPODI


La storia di Marco Lanzetta, tra Italia e Australia

“La mia storia con l’Australia nasce 17 anni fa, nel 1989, quando vinsi un concorso indetto dal Cnr per entrare come “fellow” (ricercatore invitato) presso la Microresearch Foundation di Sydney, in quel momento il più famoso contro di microchirurgia del mondo. Allora avevo 27 anni e avevo deciso che “da grande” avrei voluto fare il microchirurgo. E poi la mia tesi è: se devi imparare qualcosa fallo dai migliori”.

A parlare così è Marco Lanzetta, direttore del Centro di chirurgia della mano, microchirurgia ricostruiva e trapianti di arto all’Ospedale San Gerardo di Monza. Colui che nel 1998 eseguì a Lione per la prima volta al mondo un trapianto di mano da cadavere e che nel 2000 segnò altri due record nella storia della medicina effettuando il primo trapianto al mondo di entrambe le mani e il primo trapianto di mano in Italia.
BR> “All’Australia e al suo avanzato sistema di ricerca debbo moltissimo – racconta Lanzetta, la cui fama internazionale lo ha portato negli ultimi anni a eseguire altri numerosi interventi chirurgici sensazionali, tra i quali la ricostruzione della mano della piccola vittima di Una bomber e delle mani delle vittime degli attentati terroristici in Arabia Saudita - . Arrivai entrando dalla porta di servizio, giovane di molte speranze ma di pochi mezzi, e ne uscii 15 anni dopo dalla porta principale, come direttore del centro (carica che ha ricoperto dal ’96 al 2004, ndr) “.

Ora Lanzetta è Professore di Microchirurgia ortopedica all’Università di Canberra, è delegato scientifico per l’Università di Milano-Bicocca, dove ricopre la carica di Professore Associato di Ortopedia e si occupa di stabilire collegamenti scientifici e di ricerca fra istituti italiani e australiani.

Non ha dubbi: “Il livello di ricerca in Australia è straordinariamente buono. Non c’è paragone con quello italiano, dove a livello accademico manca la mentalità del fare ricerca. Proviamo a chiederci: quanti universitari nel mondo della salute fanno ricerca in Italia? Negli Usa, come in Australia, la conferma del ruolo accademico dipende proprio da quanta ricerca hai fatto, da quanto riesci ad attrarre investimenti (il che significa che credono in quello che stai facendo) e da quello che sei in grado di pubblicare. Io personalmente ho avuto la fortuna di poter operare in entrambi i miei Paesi di riferimento: curo in Italia ma faccio ricerca in Australia“.

Non a caso tutta la ricerca sperimentale sugli animali (soprattutto primati, scimmie) che portò al primo trapianto di mano è stata condotta da Lanzetta presso la Microresearch Foundation. “Cosa che mi sarebbe stata impossibile in Italia – spiega il chirurgo - : le leggi relative alla ricerca su modelli sperimentali animali da noi sono molto restrittive, gli stabulari sono sempre meno e sono in procinto di scomparire”.

Così come sarebbe stato impossibile a Lanzetta eseguire, in quest’ultimo decennio, i suoi esperimenti non solo nell’ambito della ricerca sulla rigenerazione nervosa periferica (che gli hanno permesso di scoprire come aumentare la velocità di ricrescita dei nervi una volta che questi sono stati danneggiati o rescissi a causa di incidenti) ma anche quelli nel campo della microchirurgia fetale.

“Dall’89 al 2004 abbiamo svolto tutte le ricerche sperimentali, prima su piccoli animali poi su pecore, babbuini e scimpanzè, per riuscire a operare durante la gravidanza i feti di bambini che presentano delle malformazioni (come l’ernia diaframmatica o la spina bifida) che sarebbero incompatibili con la vita o che lascerebbero dei danni incalcolabili; ma che, se operati durante la primissima fase di sviluppo, potrebbero essere corretti”.

Per quanto gli Usa siano sempre un grosso richiamo per i giovani (ma anche meno giovani) ricercatori, l’Australia si sta posizionando sempre più come una valida alternativa: “la cultura e il sistema d’impronta amer

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