Rassegna stampa

 

13/01/2007

IL CITTADINO DI MONZA E BRIANZA

UN PRONTO SOCCORSO PER LA MANO Marco Lanzetta e clinica Zucchi: i progetti della collaborazione


L’ACCORDO: Il mago dei trapianti e la sua equipe eseguiranno una media di 200 interventi all’anno.

I PASSI: Dalle operazioni semplici alle grandi ricostruzioni con l’obiettivo di gestire anche le emergenze.

LE LISTE: Prestazioni altamente qualificate e con le più moderne tecniche garantite nello stesso modo a utenti pubblici, privati e assicurati.

I trapianti di mano no, a quelli non ci si potrà arrivare. In Italia sono vietati negli Ospedali privati. Ma alle grandi ricostruzioni degli arti superiori sì che si può pensare.

“Appena capiamo che tutto gira a meraviglia la collaborazione si amplierà molto” confessa Marco Lanzetta.

Dopo cinque mesi lontano dalle sale operatorie monzesi, in seguito al divorzio dall’Ospedale San Gerardo, il mago dei trapianti di mano ha portato alla Clinica Zucchi la sua equipe, fatta di chirurghi, anestesista e strumentista. Quegli stessi che lo hanno seguito, al San Gerardo, anche nei tre trapianti di mano.

Coni primi quattro interventi di ieri mattina la collaborazione è partita non soltanto sulla carta.
Incidenti, traumi, infortuni, patologie: tutti potranno ricevere lo stesso tipo di prestazione. Tutti saranno operati dal chirurgo che il mondo ci invidia e dai chirurghi della sua “scuola”.

“Non ci saranno pazienti di serie A e pazienti di serie B –assicura Lanzetta-, anche se ci saranno assicurati, privati o pubblici”. Potranno cambiare le liste di attesa, ma in ogni caso i tempi saranno “ragionevoli e assolutamente non rischiosi”.

Le richieste di intervento sono già oltre duecento, e arrivano per la maggior parte dalla Lombardia ma anche dal resto dell’Italia. Il calendario della sala operatoria per ora prevede una seduta (quattro, cinque pazienti che vengono valutati nello studio in Vicolo Scuole, alle spalle del Tribunale di Monza, da cui Marco Lanzetta da cinque anni guida il Registro mondiale dei trapianti di mano e di altri tessuti composti) ogni quindici giorni con interventi semplici, in day hospital, “per conoscerci da un punto di vista organizzativo”, spiega il direttore sanitario della Zucchi, Massimo Castoldi. Che aggiunge: “con l’arrivo di Marco Lanzetta avviamo una nicchia iperspecialistica che migliora non soltanto la nostra immagine, ma anche, e soprattutto, la nostra professionalità. Certo, abbiamo una unità di Ortopedia, ma noi siamo specializzati nella chirurgia protesica”. Adesso si aggiunge questo fiore all’occhiello con l’Istituto italiano di chirurgia della mano.

“Il rapporto instaurato si svilupperà nel prossimo futuro secondo direttrici già tracciate che sono in fasi di implementazione”, si lustra Renato Cerioli, amministratore delegato degli Istituti Clinici Zucchi. Una frase che promette tanto ma svela ben poco. “Meglio procedere per piccoli passi. Per ora puntiamo a fare circa duecento interventi all’anno”, tagliano corto, sorridenti, Cerioli e il direttore amministrativo Emilio Imparato. Anche se l’idea, in fondo, è quella risaputa di investire ancora di più su Lanzetta. Il che fa ragionevolmente pensare di poter arrivare anche all’apertura di un pronto soccorso della mano.

“Da un punto di vista tecnico potremmo farlo”, ammette il direttore sanitario. La chirurgia della mano, d’altronde, non richiede la rianimazione e la terapia intensiva (di cui comunque la Zucchi è dotata). E poi la Clinica ha già un pronto soccorso accreditato, anche se non è inserito nel circuito del 118. “Accogliamo pazienti che si autopresentano per piccoli problemi, codici bianchi o verdi –spiega Massimo Castoldi-. In effetti il nostro sogno è di riuscire ad attivare un punto dove curare le emergenze legate agli arti superiori”. Nobile obiettivo in un territorio di legnamè, ricco di aziende artigiane, con una delle più alte incidenze di infortuni proprio alle mani. Motivo per cui ormai dieci anni fa Marco Lanzetta, giovane chirurgo della mano, decise in tre giorni di st

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