Rassegna stampa

 

31/07/2008

STYLE MAGAZINE - IL MENSILE DEL CORRIERE DELL

QUEI MALATI DI MOUNTAIN BIKE

Ammettiamo pure che abbia un certo fascino glamour, questo sudare in mountain bike. Almeno da quando sulla mtb (sigla per amici ed estimatori) è salita lei, l'ex campionessa mondiale April Lawyer, ovviamente biondissima, già snowboardista, fisico californiano, una Heidi Klum con casco, gomitiere e short minimi che si scaraventa a tutta velocità dalla cima di montarozzi di terriccio perché la sua categoria preferita è, manco a dirlo, il downhill (prova a tempo, in discesa). Se il body dell'italiana Paola Pezzo aveva tracciato il sentiero, ora si è imboccata la tangenziale. April è la dimostrazione che la bici non sempre fa venire i polpaccioni e (questo è il punto) il suo stile e la schiera di fan che si porta dietro (in America è un idolo delle folle a due ruote) hanno lanciato la mtb nell'olimpo delle tendenze.

Da qui: la bicicletta oggi è sinonimo di seduzione, sentenzia la stampa americana. E: gettarsi a rotta di collo giù per i sentieri è trendy, con l'inevitabile fioritura di oggetti, accessorì, inutili piacevolezze griffate per proiettare gli appassionati del genere nell'orbita del lusso.
Fin qui le donne. E gli uomini? Preso atto che la mountain bike ha un suo perché nel tritacarne del consumo contemporaneo e che chi la pratica non è per forza un on the road ambientalista, con occhio ceruleo alla Into the wild (la qual cosa aprirebbe immediatamente la caccia romantica al ciclista), diciamocelo con sincerità: chi lo vorrebbe un fidanzato che fa il downhill? Se le ragazze hanno risposto: «lo!» andate alla voce Alberto Brignone, a.d. di Zerorh+, single disposto a ricredersi. Altrimenti saltate alla fine del pezzo.
Punti a sfavore. 1) Se ha un'ora libera si fionda in garage a smontare e rimontare la sua mtb, versione moderna del gioco del meccano (qualcuno si è fatto pure l'autorimessa riscaldata, per non rovinare il giocattolo). 2) Quando esce, la domenica mattina, non sai mai in che stato tornerà a casa: senza un dente, con le costole incrinate, un polso slogato. Dipende da come cade quando si ribalta (e tutti, prima o poi, cadono). 3) È capace di straordinarie finezze come il disquisire per ore se sia meglio una gomma da 29 pollici o una da 26, e di sottilissime cattiverie, come lasciarela moglie a casa a giocare a carte mentre lui si scapicolla in qualche angolo del mondo, fìngendo di credere che lei si diverta. 4) Da bravo manager (gli «mtb men» sono spesso della categoria) si fanno in quattro per formare il team da corsa migliore e, una volta rodato, escono solo con quello.
E i punti a favore? Uno: se non altro, non mettono su pancia. Niente di personale. A guardarli da vicino, c'è persino gente affascinante. Come Marco Lanzetta, direttore dell'Istituto italiano di chirurgia della mano, 14 mountain bike a Monza, nel garage riscaldato (è lui il maniaco), che vengono lavate tutte le settimane, pronte per uscire in ogni momento, come cavalli che scattano al galoppo. «Dieci anni fa avevo dei ritmi di lavoro esagerati» racconta, «e cercavo un modo per staccare, per ricaricarmi dopo giornate di dieci, 12 ore in sala operatoria». E pazienza se l'intero universo femminile è tagliato fuori, almeno lui si ricarica. «La passione si è trasformata in necessità, in bisogno fisico, tanto da andare in crisi di astinenza quando non pedalo per più di tre giorni. Ho un limite di sopportazione preciso: due giorni e mi rabbuio, tre e mi manca l'aria, una settimana e non mi si può più stare vicino, divento intrattabile e irascibile fino a che prendo la bici, pedalo un'ora o due e come d'incanto tutto si placa». Cadendo in una scarpata, s'è rotto, lui che fa il chirurgo, un polso. E che dire di quella volta che durante una gara di cross country (corsa su terreni sterrati) si è procurato un trauma cranico che gli ha dato un'amnesia completa per qualche giorno? «Ho finito la gara senza ricordarmi niente del percorso».
Gente simpatica, in alcuni casi ancora sul mercato come Alberto Brignone, il single di c

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