Rassegna stampa

 

22/09/2008

GENTE

OPERO LE DITA DEI BIMBI CHE NASCERANNO PER ELIMINARE LE MALFORMAZIONI

Il chirurgo italiano pioniere del trapianto della mano annuncia: “Nessuno, finora, è mai intervenuto sui feti con difetti agli arti. Io opero durante la gestazione, per garantire al bambino che verrà una crescita normale”.

La chirurgia del futuro è già cominciata e punta all’obiettivo più ambizioso: non far nascere più bambini con malformazioni alle mani e ai piedi.

Grazie a un tipo di intervento d’assoluta avanguardia, tanto che finora veniva ritenuto “impossibile” perché consiste nell’operare sul feto, per correggere ciò che non va nelle articolazioni, con eccezionale anticipo: addirittura durante il periodo di gestazione.

Una volta impostata la “correzione” chirurgica, la crescita può continuare nel grembo materno in maniera del tutto normale garantendo al bambino di venire alla luce come tutti i bimbi sani di questo mondo.

Questa rivoluzionaria tecnica di intervento “correttivo” in gravidanza è stata annunciata a Gente da un chirurgo e scienziato italiano di fama internazionale: il Professor Marco Lanzetta, 44 anni, balzato all’onore delle cronache nel 1998 quando prese parte, a Lione, al primo trapianto di mano della storia della chirurgia. In seguito, ne ha portati a termine altri cinque, tutti perfettamente riusciti.

Suo il Registro Mondiale
In questi dieci anni, il Professor Marco Lanzetta ha contribuito in maniera determinante all’evoluzione della tecnica chirurgica di reimpianto di arto, ma anche di trapianto. Tra i suoi pazienti, la bambina che ebbe le dita maciullate dall’esplosione di una delle cariche-trappola di Una bomber, in Veneto nel 2003. Ora la piccola è tornata ad una vita normale con l’uso di tutte e dieci le sue dita. Nel frattempo, il suo prestigio e credibilità professionali sono cresciuti al punto che la comunità scientifica internazionale gli ha affidato il Registro Mondiale dei trapianti di arti. Tocca a lui l’aggiornamento dei dati scientifici e dei casi finora trattati, tutti con successo, in ogni parte del mondo. Nel suo studio, presso l’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano, che ha fondato e che dirige a Monza, ci sono mani artificiali dappertutto: sotto forma di sculture in pietra e in legno che tiene in una apposita bacheca, dipinti alle pareti (opere realizzate da celebri artisti proprio per celebrarlo), perfino raccogli-documenti con le dita in ferro battuto nei quali sono impilati i disegni a pennarello di bambini molto speciali: i suoi piccoli pazienti reimpiantati e trapiantati che gli hanno così dimostrato che cosa sono capaci di fare con le loro dita “nuove”. Dal computer appare il volto di una donna orrendamente mutilato (che per ovvi motivi di privacy non si può pubblicare) e poi lo stesso volto, stavolta sorridente dopo il trapianto di faccia da donatrice. Un intervento da brivido, ma dal risultato straordinario.

Orologiaio del corpo
“Tutto è cominciato nel 1993, quando lavoravo in Australia in un centro di microchirurgia d’avanguardia”, racconta il Professor Lanzetta. “Lì ho imparato le tecniche per diventare quello che mi definisco adesso: una specie di orologiaio del corpo umano, perché per riallacciare i vasi capillari, quasi invisibili a occhio nudo, occorre una specializzazione molto particolare e, soprattutto, grande pazienza e determinazione a non arrendersi mai davanti agli imprevisti che in sala operatoria possono sempre capitare, specie in questi tipi di interventi. A un certo punto ho capito che si poteva andare oltre al “semplice” riallaccio di un dito amputato: si doveva trapiantare da un donatore, come si fa per il cuore”.

Lione: primo trapianto
“A Lione, dove ho preso parte al primo trapianto di mano, 10 anni fa, c’erano molti operatori di specialità diverse, proprio come a Sidney: l’immunologo, l’anestesista, lo psicologo, il fisioterapista, tutti indispensabili. E il motivo è molto semplice: a trapianto di mano avvenuto, il nuovo arto si<

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