Rassegna stampa

 

01/12/2009

LA REPUBBLICA

MARCO LANZETTA: "QUELLA MANO HA FATTO EPOCA"

Trapianti. Nel 1998 eseguì il primo intervento della storia. Oggi lo ricorda in un libro e affronta nuove sfide, a partire dal rigetto.


Una vita di corsa per arrivare un giorno a impugnare il bisturi e portare a termine il primo trapianto di mano della storia. È l'esperienza di Marco Lanzetta, che a soli trentasei anni ha fatto parte dell'équipe internazionale di medici che in un ospedale di Lione, in Francia, ha eseguito l'intervento che ha trapiantato la mano prelevata da un cadavere su Clint Hallam, neozelandese.

Era il 1998, l'impatto mediatico su giornali e televisioni di tutto il mondo fu enorme. Seguirono altri trapianti: Lanzetta negli anni successivi ne ha eseguiti altri cinque, tre su pazienti italiani e due su francesi, l'ultimo nel 2002.

Dal bisturi alla penna. A undici anni da quell'evento il chirurgo ha deciso di pubblicare i suoi ricordi («Se non avessi scritto questo libro mi sarei dimenticato tutto!») in un volume, La buona mano, edito da Garzanti.

Nelle pagine scorrono gli anni passati saltando da un tavolo operatorio all' altro nei migliori centri di Europa, Australia e Canada. L'Italia non offriva spazi per chi, come lui, puntava al massimo. Continua Lanzetta: «Il trapianto è già storia, ci ha Permesso di capire che si possono trapiantare tessuti, e non solo organi. La mano è in definitiva un composto di tanti tessuti.

Questo intervento ha aperto la strada al trapianto di altri tessuti: la faccia, gli arti inferiori, la laringe, la parete addominale e il ginocchio. Oggi abbiamo a Monza il Registro mondiale dei trapianti dei tessuti composti. Sono ormai un'ottantina di casi e i risultati sono molto buoni. Tutti i nostri pazienti di mano stanno bene e hanno recuperato con il tempo buona sensibilità e funzionalità. C'è poi la delicata questione del rigetto. Il rischio viene tenuto sotto controllo con la terapia farmacologica. Un'assunzione regolare di farmaci antirigetto permette di superare il problema. Grazie anche al confronto con altri 14 centri internazionali che eseguono trapianti di mano, abbiamo perfezionato sia l'intervento che la fase di riabilitazione. Risultati buoni anche a fronte dei potenziali effetti collaterali delle terapie antirigetto. Ma senza la microchirurgia i trapianti non sarebbero stati possibili».

Il primo trapiantato, Clint Hallam (si è poi scoperto che era un truffatore, condannato e ricercato dalla polizia), nel gennaio 2001 ha voluto farsi staccare la mano in un ospedale di Londra. Ricorda Lanzetta: «Due anni dopo mi ha contattato per posta supplicandomi di rifare il trapianto di mano perché si era pentito. Non gli ho risposto».

Intanto avanzano le tecnologie sul fronte delle mani bioniche: le protesi biomeccaniche (biomeccatroniche) a cinque dita sono sempre più evolute (appena due anni fa si potevano comprare quelle più avanzate a 13mila euro). E si raffinano di pari passo le ricerche.

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