Rassegna stampa

 

01/12/2009

B to B - BEST TO BRIANZA

L'ANOMALIA É UN RECORD

Un curriculum che fa invidia a molti, un’esperienza che si dimostra nei fatti. Marco Lanzetta è un caso esemplare che racchiude talento e preparazione ai massimi livelli.


Che la vita di un medico fosse più movimentata di quella di un impiegato delle Poste ne avevamo, come dire, il sentore. Dalla letteratura al cinema, fino alla Tv, la professione di Ippocrate è tra le più raccontate in assoluto, al punto che si potrebbe tracciare facilmente un identikit del dottore mediatico: bravissimo, belloccio, ironico e ambizioso. Il medico ideale, insomma, che rende semplici gli interventi difficili e possibili quelli impossibili. Roba da film, ma fino a un certo punto.

Ovvero fino a quando ti imbatti nel professor Marco Lanzetta, il superchirurgo della mano, also known as il medico dei record. L’inglese è d’obbligo per questo professionista di 46 anni, buona parte dei quali spesi nei migliori ospedali del mondo inseguendo un sogno -eseguire il primo trapianto di mano al mondo- che piano piano, con sacrifici e duro lavoro, si è trasformato in un obiettivo concreto, culminando infine con un successo per l’intera umanità. Una storia avvincente, piena, intensa come solo quelle vere sanno e possono essere. Una storia da cui è nato un libro, La buona mano (Garzanti, 140 pp, 15 Euro), unico nel suo genere, anche se sarebbe più giusto dire unico come il suo autore. Il professore, infatti, avrebbe potuto riempire un libro già solo con i suoi titoli professionali e un altro ancora raccontando la sua carriera prima della medicina, ovvero quella di sportivo professionista.

Rimandando tutto ad un ipotetico futuro, intanto ci godiamo il presente, che ci restituisce un testo avvincente che si dipana attraverso piccoli frammenti di vita vissuta ai quattro angoli del globo e impreziosita da una prosa ritmata ed efficace, tipica di chi è abituato a pensare in fretta e arrivare subito al punto. Basta leggere l’incipit per rendersene conto: «Odio aspettare. Mi sembra di perdere tempo e io non ho tempo da perdere. Ho tantissime cose da fare, nella vita. Per esempio, diventare il numero uno nella specializzazione che ho scelto, la chirurgia della mano».

A renderlo ancora più efficace, la scelta dell’autore di arricchire la prosa con brevi periodi in lingua inglese (assolutamente comprensibile anche senza aver frequentato Cambridge) e che hanno il pregio di rendere ancora più vibranti i dialoghi. Ma è proseguendo nel testo che ci si rende conto dello sforzo letterario dell’autore. Ogni capitolo del libro ha una sua funzione, come fosse la tessera di un mosaico che, pagina dopo pagina, va componendo qualcosa di grande. Facile capire che quel “qualcosa di grande” è il primo trapianto di mano, ma scegliere queste tessere, pescando tra dieci anni così pieni, e poi combinarle tra loro per ottenerne un libro godibile da tutti, non era per nulla semplice. La buona mano di Lanzetta, insomma, si rivela anche in questo debutto letterario, nato così, una sera a cena con un amico altrettanto speciale, Andrea Vitali, scrittore tra i migliori sulla scena italiana.

Senza voler fare paragoni fuori luogo con un intervento che rimane una pietra miliare nella storia della medicina, nel suo piccolo anche la missione di partenza del libro era tutt’altro che semplice. Le insidie erano molte, a partire dal tempo scarso a disposizione dell’autore (che nel frattempo ha fondato l’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano a Monza, da cui fa spola con l’Australia), e soprattutto dal resistere alla tentazione di autocelebrarsi attraverso un libro ego riferito.

Invece sono molti i motivi per leggere questo libro, così come molti sono coloro che dovrebbero farlo, a partire dai giovani. Lanzetta si guarda bene dallo scriverlo, ma da questo testo emerge forte un concetto: se sei determinato e sei disposto a lavorare tanto, a fare esperienza dove serve, puoi fare ciò c

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