Rassegna stampa

 

05/10/2012

SAPER VIVERE

DUE TRATTAMENTI, UN SOLO OBIETTIVO

Il professor Marco Lanzetta, direttore dell’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano e autore del primo trapianto di mano al mondo, spiega alle lettrici di Saper Vivere come viene curata la STC.

L’approccio conservativo prevede l’applicazione di un tutore di notte, per qualche settimana, per mantenere una posizione corretta durante il riposo e non infiammare il nervo. In genere si associa una infiltrazione locale di cortisone e anestetico. Questa singola infiltrazione permette, insieme alla posizione corretta notturna, di disinfiammare il nervo mediano e l’interno del tunnel carpale, qualora vi siano anche delle sinoviti associate, cioè delle infiammazioni delle guaine dei tendini. Il professor Lanzetta precisa a Saper Vivere: “Nel nostro Istituto trattiamo in questo modo i pazienti che soffrono di tale sindrome da non più di 6 mesi, dato che se la compressione del nervo dura da un tempo maggiore può comportare anche una modificazione della struttura nervosa. In questi casi oltre al peggioramento della sensibilità delle prime tre dita, può cominciare a manifestarsi anche la perdita di forza nei muscoli che permettono al pollice di opporsi alle altre dita”.

L’approccio chirurgico. È quindi per questo, continua il nostro esperto, che è consigliabile «intervenire chirurgicamente e risolvere la patologia prima che i danni possano almeno in parte diventare irreversibili». Le tecniche più usate sono quella aperta, più tradizionale, e quella endoscopica. La prima permette al chirurgo di visionare tutte le strutture del canale carpale; ciò consente di ridurre al minimo eventuali rischi dovuti principalmente a variazioni anatomiche tra una persona e un’altra, che vengono prontamente visualizzate. La tecnica endoscopica prevede l’introduzione nel canale carpale di una sonda dotata di telecamera e l’intervento viene eseguito “dall’interno” invece che “dall’esterno”. Con opportuni strumenti il “tetto” del canale carpale viene inciso per creare uno spazio per il nervo e consentirgli così di “respirare”. Il vantaggio è senza dubbio la minima cicatrice (circa un centimetro) e una ripresa un po’ più rapida. Ma è una tecnica destinata solo a mani esperte, dato che le possibili complicanze sono molto più elevate, come più elevato è il costo dell’intervento.

Per concludere, sottolinea il professor Lanzetta, “bisogna valutare singolarmente ogni paziente e proporgli la tecnica più adatta facendo sempre presenti i vantaggi e gli svantaggi di ognuna”.

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