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La chirurgia della mano è una branca della chirurgia che richiede familiarità con le pratiche ortopediche, plastiche e microchirurgiche, come tale si configura come una specialità trasversale ad altre, specifiche e unica nel suo genere.

La microchirurgia ricostruttiva consite in una pratica chirurgica specialistica che, mediante la manipolazione al microscopio di vasi arteriosi, venosi e di strutture nervose, permette di ripristinare organi danneggiati o ricostruire parti anatomiche compromesse. La microchirurgia è alla base delle tecniche di trapianto d’organo e degli interventi di ricostruzione in caso di traumi maggiori.

Il nostro cervello possiede al suo interno una vera e propria mappa del nostro corpo, che ne rappresenta ogni parte.
Al momento dell’amputazione, l’arto viene fisicamente eliminato dal nostro corpo, ma non immediatamente cancellato dalla mappa che ne ha il nostro cervello.
Fintantoché questa immagine “fantasma” rimane presente nella nostra mappa cerebrale, è possibile continuare ad avvertire sensazioni relative all’arto amputato, e persino dolori che lo coinvolgono. Esistono a questo proposito speciali cicli di riabilitazione che possono limitare il disagio dell’arto fantasma.

Si tratta di artrosi, ossia di una degenerazione delle nostre articolazioni a cui tutti, dopo i 40 anni di età, andiamo incontro.
All’interno delle articolazioni, ossia dove le ossa si incontrano, la natura ha previsto dei meccanismi di ammortizzazione ossia dei veri e propri cuscinetti di cartilagine che evitano il continuo sfregamento delle superfici ossee.
Purtroppo questi cuscinetti tendono, nel tempo, a diventare sempre più sottili e meno efficaci finchè i capi ossei iniziano a grattare uno sull’altro e a rovinarsi. Questo processo, che è piu’ accentuato in chi è predisposto per familiarità o ha eseguito lavori manuali per lunghi periodi, posrta le ossa a deformarsi e infiamma i tessuti circostanti che iniziano a dolere.
Non esiste la possibilità di fermare l’artrosi, ma opportune terapie possono rallentarne il decorso e diminuire i dolori.

Si tratta di una comune tendinite. I tendini sono corde fibrose che collegano le ossa ai muscoli e permettono, tramite il loro scorrimento, di muovere diversi segmenti corporei; in questo caso, le dita.
I tendini che fanno flettere le dita sono di dimensioni notevoli e scorrono lungo l’avambraccio e la mano fino alle punte delle dita. Per rimanere nella loro corretta sede, i tendini flessori passano al di sotto di ponti fibrosi chiamati pulegge. Se i tendini si infiammano perché molto sollecitati diventano di diametro maggiore e non riescono piu’ a scorrere sotto questi ponti fibrosi.
Lo “scatto” che si avverte è perciò il momento in cui il tendine incontra il ponte fibroso e cerca di passarci sotto con un evidente sforzo per differenze di calibro.
Questa comune malattia è chiamata tenosinovite stenosante e richiede terapie locali o chirurgiche per essere superata.

No. Trapiantare un arto da un cadavere ad una persona amputata significa imporre a chi riceve il trapianto una terapia medicinale per tutta la vita che eviti il rigetto dell’organo trapiantato. Con l’avanzare della ricerca le terapie di questo genere, dette immunosoppressive, sono diventate piu’ tollerabili e meno rischiose per tutti, ciononostante, occorre una precisa valutazione dei rischi e dei benefici a cui la persona che vuole ricevere un trapianto va incontro.
Ricevere un arto significa cambiare il rapporto con la propria immagine corporea, sottoporsi a un lungo intervento chirurgico e a un ancor piu’ lungo periodo di riabilitazione post-operatoria.
Per tutte queste ragioni deve essere un’equipe specializzata composta da chirurghi, psicologi, anestesisti ad analizzare caso per caso le richieste pervenute, con estrema severità, per garantire la miglior opportunità terapeutica a ciascun paziente.

Il formicolio è un sintomo comune nei casi di sofferenza delle strutture nervose.
I nervi che raggiungono le mani si staccano dal midollo spinale della zona cervicale e, dopo aver attraversato l’arto superiore e aver dato diverse ramificazioni, raggiungono le mani. Lungo in loro percorso, ognuna di queste strutture nervose attraversa spazi anatomici ristretti, creati dal contatto tra ossa, muscoli e tendini. Se in uno qualsiasi di questi spazi il nervo è compresso, inizia a soffrire, e come segno di sofferenza dà, tra glia altri, il formicolio.
Generalmente persone che soffrono di artrosi cervicale, di tendiniti ricorrenti, o di sindromi da compressione come il comune “tunnel carpale” possono avvertire fastidiosi formicolii alle mani.

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